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Attività, permacultura, Transizione

Coltivatori di sogni

Da qualche mese abbiamo raggruppato tutte le attività dell’associazione in unico blog.

Ma sicoome parecchi contatti avvengono ancora attraverso questo sito, pubblichiamo  un articolo scritto da Laura Simoni (Pubblicato il 20 febbraio 2011 su www.sottobosco.info), che ben descrive  la nostra storia di “coltivatori di sogni”

.

Orti urbani: dalla teoria alla pratica con Zoè Banca del tempo


Dell’associazione e delle loro attività vi avevamo già parlato qualche tempo fa, quando trattammo l’argomento della transizione a Bologna. Ma dato che questa settimana ci occupiamo di orti urbani, torniamo ben volentieri a chiacchierare con Mavi Gianni, presidentessa di Zoè Banca del tempo.

L’associazione infatti possiede tre orticelli all’interno dell’area comunale di via Bertalia, gestita dal Centro Sociale Anziani Pescarola, che mette a disposizione di chiunque voglia apprendere le tecniche di agricoltura naturale da loro insegnate ovviamente sul campo.

Iniziamo dando qualche indicazione pratica: come si può venire ad imparare a coltivare un orto?

Chi è interessato non deve fare altro che contattarci e venirci a trovare: noi gli insegneremo come seminare e coltivare, poi lui curerà le piante fino a quando non saranno pronte per essere raccolte, momento in cui semplicemente potrà portarsele a casa e mangiarsele con gusto. Da quest’anno abbiamo deciso di non far partecipare solo i nostri tesserati ma chiunque abbia voglia di coltivare e di avvicinarsi alle tematiche della transizione.

Come siete visti dai vostri vicini di orto, gli anziani che coltivano nella stessa area comunale?

In realtà all’inizio guardavano con un po’ di sospetto il tipo di coltivazione che facciamo: ci dicevano che anche loro quand’erano giovani coltivavano allo stesso modo, ma ormai si sono tutti abituati a usare prodotti chimici disinfestanti e temono addirittura che dai nostri cumuli di terra ricoperti di paglia si possano diffondere insetti anche ai loro terreni. Il nostro sogno è che prima o poi il Quartiere Navile ci conceda uno spazio tutto nostro, senza costringerci a portarlo via dagli appezzamenti comunali destinati ai privati cittadini. Ma la condizione politica attuale, con il comune commissariato, non ci sta di certo aiutando.

Cumuli di terra ricoperti di paglia? Niente prodotti chimici? Ma che genere di orto è il vostro?

Nel nostro orto si fanno appunto dei cumuli di terra, vangando una prima volta, lasciando dei camminamenti intorno  in maniera tale che la terra coltivata non venga più calpestata. All’interno dei cumuli si vanno ad adagiare i semi in maniera mista, seguendo semplici dinamiche di affiatamento tra una pianta e l’altra, dinamiche che sono note da tempo: un esempio fra tutti, si sa che il pomodoro cresce bene vicino al basilico. Dopo di che si ricopre il tutto con la paglia, per mantenere una temperatura costante, fresca d’estate e calda d’inverno. L’orto va lasciato a se stesso, non gli si fa nulla, nemmeno la lotta integrata, se non strappare qualche erbaccia ogni tanto, seguendo il metodo dell’agricoltura naturale.

Ma cosa significa “agricoltura naturale”?

Il termine “agricoltura biologica” o “agricoltura organica“, come chiamata nei paesi anglosassoni, indica una pratica agricola che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, escludendo cioè l’utilizzo di sostanze chimiche sintetizzate dall’uomo. Fondamentalmente permette di restituire alla terra, in termini energetici, più di quanto si prende, promuovendo i meccanismi di autofertilità del suolo. Non è una moda recente, propugnata da ecologisti fanatici, come alcuni suoi detrattori vorrebbero far credere, ma bensì una pratica tradizionale che ha permesso la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità per decine di millenni. Alcuni la definiscono “agricoltura del non fare”,  dove ogni cosa deve essere lasciata a se stessa e il lavoro dell’agricoltore si limita alla semina e al raccolto. Non ci sono quindi potature, concimazioni, trattamenti fitosanitari, lotte antiparassitarie: l’agricoltore coglierà esclusivamente i frutti del raccolto, lasciando sul campo tutti gli scarti della coltivazione, che fungeranno da pacciamatura; in caso di infestazioni vengono inseriti animali antagonisti a quelli dannosi per la coltura. Un orto coltivato secondo questi metodi ha due importanti caratteristiche: meno lavoro e meno irrigazione.

Oltre all’orto condiviso, quali altri progetti proponete all’appassionato di agricoltura o anche al semplice buongustaio?

Innanzitutto abbiamo creato un gruppo d’acquisto solidale nato dall’esigenza di ritrovare i sapori perduti, coinvolgendo le aziende agricole locali. Per lo stesso motivo abbiamo organizzato Ortobello una serie di incontri con agronomi, naturalisti, zappatori ed altri esperti di agricoltura sostenibile: ad esempio nel prossimo appuntamento [28 febbraio, Sala Cubo, via Zanardi 249, n.d.r.] conosceremo il gruppo Germoglio, una comunità di persone che opera a Savignano sul Panaro nel campo della bioedilizia e dell’agricoltura sostenibile dal 1982.

Transizione significa anche condivisione dei saperi teorici e pratici: è da questo semplice concetto che prendono forma tutte le vostre attività?

Certamente! È proprio con questo spirito che abbiamo dato il via all’Università del saper fare, una serie di corsi casalinghi per imparare a produrre tra le mura domestiche ricotte e formaggi, piuttosto che pane e pizza fatti con la pasta madre, fino anche a corsi di autoproduzione della birra. Il meccanismo per accedere anche a questi corsi è molto semplice: chiunque sia interessato ad uno dei temi proposti, può scriverci una mail; quando raggiungiamo il numero minimo di cinque iscritti fissiamo la data, poi se qualcuno si aggiunge successivamente, lo inseriamo nel gruppo, fino al raggiungimento di massimo otto partecipanti.

About mavi

Operatore Culturale direttore artistico e formatrice presso Zoè Teatro Owner presso Esternazione - ComunicAzioni Urbane

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  1. Pingback: Food Garden – l’orto giardino naturale « Lame in Transizione - 7 febbraio 2012

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